Un ambient curioso e simpatico per la nuova Leaf di Nissan

21 maggio 2012 Lascia un commento

Si chiama Leaf la nuova macchina prodotta da Nissan, elettrica al 100%.
Per l’occasione il marchio di automobili doveva inventarsi un’azione che facesse pensare a quanto sarebbe bello non dipendere dalla benzina…Si, ma, coi distributori, che farci?
Nissan ha risolto con un ambient curioso ed assolutamente creativo, tutti i possibili modi per riutilizzare un distributore di benzina: non solo riciclo ma anche riappropriazione delle fonti di energia diverse dal petrolio.
Sicuramente un’azione riuscita.

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Cosa succede se non festeggi da Mc Donald’s

21 maggio 2012 Lascia un commento

L’ultima trovata del brand  per convincere i genitori a festeggiare il compleanno del loro bambino in uno dei loro punti di ristoro. L’idea non è male, peccato l’abbia avuta Mc Donald’s :-P

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Quello che (non) ho: il programma, Twitter e quello che mi aspettavo

15 maggio 2012 1 commento

Uno share di tutto rispetto quello di ieri su La7, tutto merito di «Quello che (non) ho» il nuovo programma di Fazio e Saviano.
Oltre tre milioni di spettatori speranzosi di guardare un buon programma sono rimasti incollati alla tv a guardare Fazio Saviano, quest’ultimo impeccabile mentre parlava di mafia e stragi; particolarmente toccante il lungo racconto sulla strage di Beslan. Ma lui è Saviano e fin ora, alla luce dei programmi che ha fatto, il mio giudizio rimane positivo.
Ho seguito il programma mentre dibattevo su Twitter e seguivo i commenti a riguardo; mi è piaciuta l’idea generale del programma: portare una parola e parlare a riguardo. Erri De Luca, Gramellini, le letture di Favino, Paolo Rossi e la finanza, mi son piaciuti molto.
Unico neo, il monologo della Littizzetto. E qui si apre un mio piccolo sfogo personale: sono rimasta delusa. Anzi, doppiamente delusa. La prima delusione scaturisce dal fatto  che il monologo della comica torinese non mi è piaciuto proprio a livello comunicativo: l’ho trovato banale, fiacco e soprattutto volgare. La volgarità alla quale mi riferisco è quella del filo logico, dell’idea di fondo, quella che per farti parlare di donne e di tutti i (tristi) argomenti legati alle donne deve partire per forza dall’argomento tette.

Trovo volgare argomentare un discorso così, specialmente se parti dalle tette, per poi passare dalla patata ed andare a finire alla violenza domestica: 10 minuti di monologo a parlare di seni per poi pulirsi la coscienza e sbobinare due numeri sulle morti per violenza domestica, se aveva l’intento di sensibilizzare qualcuno probabilmente non è riuscita nell’intento.
Non con me.

Io amo la Littizzetto ma amo anche un certo tipo di comicità, non ingorda, che cerca di rappresentare un’idea alla volta e con coerenza; o fai un monologo tutto a cazzeggio e sei coerente con il contesto non solo del programma ma anche del periodo e della situazione culturale che vivi, oppure fai un monologo semi serio in cui cerchi di parlare di cose serie cercando di infondere un malinconico sorriso. Un miscuglio fra le due cose potrebbe dare risultati pessimi.

«Sei una bigotta e poi che ti aspettavi!? Lei fa quello, se la conoscessi bene ti saresti aspettata tutto questo» mi hanno detto molte persone, sia su Facebook, sia su Twitter quando, durante il programma, esprimevo il mio giudizio riguardo al monologo di Lucianina.
So benissimo cosa fa lei di mestiere – ho risposto – ma non posso avere la libertà di aspettarmi qualcosa in più?
Dov’è la novità? E se a Saviano e Fazio su Twitter nessuno ha perdonato il fatto che «Quello che (non) ho» sia praticamente uguale a «Vieni via con me» perchè alla Littizzetto è concesso rimanere sempre nella sua aura di cazzeggio comico senza possibilità di cambiamento? Perchè pretendere un cambiamento di stile da un conduttore televisivo e non da una comica? A ben vedere dovrebbe succedere il contrario…Questo non me lo spiego proprio.

Sarà che son troppo abituata ad mio strano paese, in cui spesso sono i comici a fare informazione, anzichè i giornalisti? Si, forse è per questo che mi aspettavo più serietà, però siccome Luciana fa quello io devo aspettarmi solo quello, non c’è via di scampo. Io la stimo come comica, è per questo che mi aspettavo di più. Evidentemente chi la vede solo come un saltimbanco non le da via d’uscita.
Allora se le cose stanno così la mia seconda delusione è stata proprio questa: sapere che lei avrebbe fatto un monologo di basso profilo – perchè lei sa fare solo quello – e sapere che a lei hanno affidato una delle parole più importanti della serata, in uno dei pochissimi programmi della tv italiana in cui è concesso parlare seriamente di Donne, violenza e diritti.
In pratica è stata un’occasione sprecata.

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Misura, uno spot doppiato male

2 maggio 2012 3 commenti

L’altra volta guardavo la tv, ero in una stanza con altra gente ma mi trovavo in una posizione in cui ero l’unica a vedere lo schermo. Ad un tratto  silenzio, musichetta di sottofondo e si sente una donna ansimare, ansimare ansimare e poi dice con voce  ammiccante “Scusa se ti mordo!”… Finchè tutti non si girano a guardarmi con l’espressione tipo “Ma che stai guardando in tv?”.
Niente, era solo l’ultimo spot Misura.
Vi siete accorti anche voi che quello spot sembra avere il doppiaggio di un film erotico?
In effetti è vergognoso.
C’era tanto bisogno di mettere una gallina che ansima scendendo le scale?
Io quando voglio un cracker non fingo di avere uno svenimento facendo versi ambigui per attirare l’attenzione di un collega e di sicuro non gli dico “Scusa se ti mordo”…Ma che significa? Ma che spot fate?
Mi chiedo tra l’altro come pensano di attirare l’attenzione del target che – cito dal loro sito internet – è formato da “donne e  uomini contemporanei”.
Andiamo bene.
Voto: 1.
Godetevi lo spot.

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Personal guerrilla marketing, cosa non s’inventano certi creativi

20 aprile 2012 1 commento

Obiettivo: farsi assumere o per lo meno notare dalle aziende.
Problema: gli art director sono sempre troppo impegnati.
Soluzione: beccarli nell’unico momento in cui sono assolutamente liberi di guardare, ascoltare, leggere…Ovvero quando sono in bagno.  Laszlo Szloboda e Akos Papp  volevano lavorare in un’agenzia ma nessuno aveva mai tempo per guardare il loro portfolio. Così hanno pensato bene di infilarlo in un luogo in cui per forza di cose l’avrebbero guardato: il bagno degli uomini delle agenzie pubblicitarie. Così, armati di copie del portfolio a mo di brochure e telecamera si sono infilati nei bagni delle agenzie ed hanno attaccato il loro “Toilet Book” accanto ai water. Dite che come prova di personal guerrilla marketing  sia andata bene agli art director delle agenzie? Ecco il video della loro azione!  :-)

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L’ultima pubblicità Vigorsol (non cercate di interpretarla)

19 aprile 2012 Lascia un commento

L’avete visto l’ultimo spot Vigorsol?

Bene, adesso che l’avete vistol per favore, non cercate d’interpretarlo!
Perchè dico questo? Perchè ogni volta che mi capita fra le mani uno spot dal leggero tocco nonsense ripenso sempre alla pubblicità Vivident Blast “Sono una marionetta ia ia oh!” uscita all’incirca a luglio dell’anno scorso. In quel periodo i blog e i social network pullulavano di interpretazioni anche serissime dello spot: dal rapporto fra genitori e figli al ruolo dell’uomo nella società . Una marea di interpretazioni più o meno vere, più o meno forzate.
Ma stavolta è diverso, quindi vi avverto prima che iniziate a fare ipotesi sul perché e sul per come: il tizio nello spot si trasforma in un frigo perchè probabilmente in fase di creazione dello spot quando i creativi hanno fatto brainstorming cercando qualcosa che rendesse l’idea della freschezza delle note gomme da masticare, la parola “frigorifero” è stata la prima che gli è venuta in mente. Tutto il resto sembra provenire da un film dei fratelli Cohen.

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Pessimo slogan quello dell’ultima campagna pubblicitaria FBR Media

19 aprile 2012 Lascia un commento

“Un giorno ti potrei salvare la vita” è lo slogan dell’ultima campagna promossa da FBR Media, organizzazione globale di ricerca biomedica. Il cartellone pubblicitario vede un topo che sussurra quelle parole all’orecchio di una bambina. Un colpo basso, a mio avviso, quello di ridurre ad una semplice scelta (tuo figlio o un topo?) il tema controverso della ricerca e del rispetto degli animali.
Quello della ricerca e della conseguente vivisezione degli animali è un argomento nel quale è difficile farsi un’idea veloce e dare una risposta su due piedi: sei pro o contro la vivisezione degli animali a scopo di ricerca? Salveresti un topo o la vita di molta gente malata?
Sono domande a bruciapelo dalle risposte forse ovvie, il problema è che una campagna del genere non da adeguate informazioni per permettere a chi è poco informato di prendere decisioni in maniera coerente e senza l’influenza esterna. Un colpo basso anche per il fatto di aver utilizzato una bambina e non per esempio un/una ragazzo/a o una persona adulta. L’utilizzo dei bambini in pubblicità è un colpo sicuro perchè essi trattengono molto di più l’attenzione dell’osservatore e per certi versi vedere un bambino in uno spot da un lato annulla alcune nostre capacità di pensare in maniera razionale e dall’altra aumenta il nostro senso di protezione verso di esso. Traete le vostre conclusioni :)

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